L’arte italiana di non rispondere: le “parole-scudo”
Quali sono le parole che si usano in Italiano per nascondersi? Eccole!
Gli italiani hanno sviluppato un’arte sublime, sottile e un po’ misteriosa: l’arte di rimanere nel mezzo.
Esistono alcune parole magiche che molte persone usano per proteggersi, per prendere tempo o per difendere il proprio spazio emotivo senza dover per forza prendere una decisione o dare una risposta definitiva immediatamente. Sono delle vere e proprie “parole-scudo”.
Sono spesso sinonimi di “Forse”, “Non lo so” e “Non sono sicuro”.
Ne lascio qui sette, fammi sapere se le conosci e quali usi.
(Io conosco qualcuno che… le usa tutte!)

1. “Ci penso”
Grammaticalmente significa che la mente sta lavorando su un problema.
Psicologicamente è la risposta perfetta per chi si sente braccato da una domanda troppo grande o troppo calda. È un modo elegante per prendere tempo.
– Ceniamo insieme venerdì?
– Ci penso.
2. “Vediamo”
Questa è la parola preferita dalle persone più caute.
“Vediamo” non è un no, ma non è nemmeno un sì. È una finestra aperta… sul nulla. Quella che ti lascia con il fiato sospeso.
– Potremmo andare a cavallo!
– Vediamo.
3. “Più o meno”
Che risposta tiepida!
Se chiedi a qualcuno “Sei felice?” e la risposta è “Più o meno” allora sei davanti a un maestro del controllo.
“Più o meno” toglie colore alla vita: sgonfia l’entusiasmo e riporta tutto a una temperatura media, dove non si rischia mai di scottarsi.
– Sei soddisfatto del tuo Italiano?
– Più o meno.
4. “Non credo”
La negazione diplomatica.
Chi usa “Non credo” non ha il coraggio di pronunciare un “No” definitivo, perché il “No” crea un conflitto e richiede una presa di posizione forte.
Dire “Non credo” permette di raffreddare le speranze dell’altro, lasciando però le cose sospese in un’opinione personale.
-Forse è una buona idea andare in discoteca.
-Non credo…
5. “Dipende”
Chi risponde “Dipende” non si assume mai la responsabilità del presente.
Tutto è subordinato a qualcos’altro: al meteo, al lavoro, alla stanchezza, al destino. È la parola di chi vuole mantenere il controllo assoluto del gioco, aspettando che le condizioni esterne siano perfette per non rischiare mai nulla.
– Domani facciamo una passeggiata?
– Dipende…
6. “Magari”
Una parola che può esprimere un desiderio sognante se pronunciata con enfasi (Ci vediamo a Roma? Magari!) oppure un gelido “Forse” se pronunciata senza entusiasmo.
Tutto dipende dall’intonazione.
– Ci vediamo a Roma?
– Magari…
7. “Chissà”
Il re del mistero.
“Chissà” sposta la responsabilità della risposta dal singolo individuo al destino, al caso, all’universo. Chi risponde “Chissà” si toglie ogni colpa e ogni responsabilità.
– Resteremo in contatto?
– Chissà.
E adesso tocca a te!
Questo vocabolario del dubbio è utilissimo per sopravvivere in Italia.
Un ottimo strumento per affrontare la complessità delle relazioni, per esempio: gli italiani sono molto calorosi e spontanei… e questo può creare problemi!
La bellezza dell’Italiano sta proprio qui: nel saper dire tantissimo anche quando si decide, in realtà, di non dire nulla.
Buona pratica!
Rita Raimondo